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Lucille con il marito |
di Nicoletta Barbarito
(Montréal, Canada 30.1.1929 – Besano
Brianza, Milano 1.08.1996), medico chirurgo,
missionaria laica, eroina dei tempi moderni
La canadese Lucille Teasdale Corti,
moglie del medico italiano Piero Corti, rappresenta uno straordinario esempio
di coraggio e dedizione agli altri. Una
delle prime donne canadesi a qualificarsi
come medico chirurgo, lavorò per anni in Africa eseguendo circa 140.000
operazioni chirurgiche. E’ stata
celebrata nel film italiano “Un sogno per la vita”, con Marina Orsini nelle
vesti di Lucille e Massimo Ghini in quelle del marito. Come ha scritto Rita Levi Montalcini: «Lucille rimane il più fulgido esempio di
dedizione all’attività medica svolta con eroismo sino alla fine così sofferta
del suo percorso».
Nata il 30/1/1929 a Montréal
in una famiglia cattolica praticante,
quarta di sette figli, Lucille fu
l’unica della famiglia a prendere il diploma di maturità. Suo padre era macellaio. A 21 anni fu ammessa
alla Facoltà di Medicina dell’Università di Montreal ricevendone una borsa di
studio. Nel 1955 si laureò magna cum laude e iniziò a lavorare all’ Ospedale
Pediatrico Sainte Justine di Montreal.
Tuttavia, per diventare chirurgo come Lucille desiderava da quando era bambina, bisognava completare un ulteriore programma
di specializzazione al quale allora, sia
in Canada che negli Stati Uniti, raramente erano ammesse le donne. Lucille però non si lasciò abbattere dai
rifiuti e fu accettata in Francia, a Marsiglia, dove si specializzò in
chirurgia pediatrica diventando una
delle prime donne quebecchesi ad abbracciare la professione di chirurgo.
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La coppia con la figlioletta Dominique |
Durante lo stage all’ospedale di Montreal Lucille aveva conosciuto Piero Corti, un giovane pediatra lombardo
come lei profondamente cattolico, di famiglia facoltosa, che progettava di creare un ospedale a Lacor,
nell’ Uganda settentrionale. Incontrandola di nuovo in Francia, Piero chiese a
Lucille di collaborare con lui, da volontaria: come primo e unico chirurgo
avrebbe ricevuto solo le spese di viaggio e una somma per le piccole spese.
Lucille , che condivideva l’ideale missionario di Piero, accettò la proposta
per un massimo di due mesi.
Lucille e Piero arrivarono a Lacor nel maggio 1961, un anno prima che l’Uganda
diventasse indipendente. L’ospedale aveva allora 40 letti e uno staff di sei
persone. Piero si dedicava anche a raccogliere fondi per ingrandirlo e
assicurare a tutti le cure; Lucille, unico medico chirurgo della regione, lavorava
senza sosta. Dopo due mesi rientrò come
previsto a Marsiglia, ma ben presto
Piero le chiese di sposarlo e così
Lucille tornò a Lacor dove il matrimonio fu celebrato nella cappellina dell’ospedale, L’anno
seguente nacque Dominique, la loro unica figlia.
Lucille e Piero, lavorando indefessamente, curarono circa
200.000 malati di tubercolosi, malaria e, in seguito, di AIDS. La “Dottoressa Lucille”, come veniva
chiamata, era sostenuta dall’amore per il prossimo e dalla sua grande energia. Visitava 300 pazienti al
giorno e operava ogni pomeriggio, un intervento dopo l’altro, spesso in
difficili condizioni: all’inizio non c’era il telefono, spesso scarseggiavano
l’ acqua, e l’elettricità, a volte anche i medicinali.
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Lucille e Piero nell'ospedale di Lacor |
Nel 1962 l’Uganda acquistò l’indipendenza dalla Gran
Bretagna e sembrò affacciarsi ad un
futuro luminoso. Ma nel gennaio 1971 prese il potere il generale Idi Amin. Gli
anni ’70, durante la sua dittatura e gli
anni turbolenti che seguirono, l’Uganda fu sconvolta dalla guerra: l’ospedale
di Lacor si trovò a dover accogliere i
soldati feriti e Lucille si trasformò in
chirurgo di guerra. Nel 1979 Idi Amin venne spodestato, ma negli anni
successivi tutta la zona e così pure l’ospedale
subirono gli attacchi quasi
giornalieri dei ribelli: la casa dei Corti venne saccheggiata, l’ospedale
attaccato da guerriglieri in cerca di medicine e carburante, alcune infermiere
vennero violentate e rapite. Piero
convinse Lucille a mandare Dominique in salvo in Italia, ma Lucille restò a
curare ogni anno centinaia di pazienti,
molti dei quali bambini. Nel 1989 un dottore dello staff venne rapito: a quel punto i Corti si prepararono ad
evacuare. Messi di fronte all’imminente chiusura dell’ospedale, i guerriglieri
ribelli finirono col deporre le armi.
Lucille e Piero poterono così continuare la loro opera,
ingrandendo l’ospedale fino ad avere 482 letti, tre centri sanitari in villaggi
vicini, una scuola per infermieri, un programma di formazione di tecnici di
laboratorio e uno per operatori
sanitari. L’ospedale di Lacor divenne insomma uno dei migliori centri di
formazione medico-sanitaria di tutta la regione.
Nel 1985, Lucille si rese conto di avere contratto l’AIDS:
frammenti di ossa di soldati infettati che aveva operato le erano penetrati nelle mani, attraverso i guanti di gomma strappati. Visse
altri 11 anni durante gran parte dei quali non smise di curare i suoi pazienti
per almeno 6 ore al giorno. Malgrado il declino fisico, viaggiò in lungo e
largo alla ricerca di fondi per l’ospedale e per attirare l’attenzione del
mondo sulla gravità dell’AIDS.
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L'ospedale ugandese a loro dedicato |
Lucille è morta a 67 anni nel 1996, è sepolta nell’area dell’ ospedale. Aveva eseguito oltre
14.000 operazioni. Suo marito Piero, morto di cancro a 78 anni
nel 2004, riposa accanto a lei.
La figlia Dominique, anche lei medico, vive In Italia
dedicandosi anima e corpo alla Fondazione Piero e Lucille Corti ONLUS, creata dai suoi genitori nel 1995 per
sostenere quella straordinaria opera benefica che è l’ospedale di Lacor. Per saperne di più: www.lhospital.org.
Nicoletta Barbarito©2016 tutti i diritti riservati.
Bibliografia e note:
Michel Arsenault, Un sogno per la vita. Lucille e Piero Corti. Una coppia di medici in
prima linea. Paoline Editoriale Libri, 1999.
The Piero and Lucille Corti Foundation/Library
and Archives Canada/nlc.12012
Lucille Teasdale e Matthew Lukwiya,
sovrintendente medico dell’ospedale: The
Piero and Lucille Corti Foundation/Library and Archives Canada/nlc-1201
Storia della Onlus “Fondazione Piero eLucille Corti":
Intervista a Dominique Corti, figlia
dei due chirurghi.
Cara Nicoletta, ti ringrazio per aver portato alla luce la storia straordinaria di questa coppia generosa e piena di umanità, un esempio luminoso che molti di noi dovrebbero seguire, ognuno nel proprio campo! Grazie ancora, per aver saputo raccontare con tanti preziosi dettagli l'esistenza intensa e difficile di Piero e Lucille. Ciao, Rita Frattolillo
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