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Santuario di Castelpetroso |
di Rita Frattolillo
(marzo 1888 prima visione. Prima
pietra del Santuario posta nel 1890, terminato nel 1959)
Il tempio neogotico del santuario di
Castelpetroso (Isernia) dalle biancheggianti guglie slanciate che si staglia
sullo sfondo di un vasto massiccio, è
l’esempio tangibile del grande movimento di popolo che, con generosità e
tenacia, lo ha voluto erigere pietra dopo pietra in omaggio alla Vergine
Addolorata che lì apparve, negli ultimi decenni del 1800, a due umili
contadine, Bibbiana e Libera. Questa è la loro storia, ormai avvolta in un
alone di leggenda.
Ci provava da giorni a distrarsi
occupando la mente con altri pensieri, ma
inutilmente. Malgrado i tentativi Bibbiana non ci riusciva proprio a cancellare l’immagine di quei due che, nascosti dietro
alla siepe, si abbracciavano stretti, i corpi talmente avvinghiati che a
malapena si distinguevano l’uno dall’altro; ma lei li aveva riconosciuti lo
stesso, e il fatto che erano due suoi compaesani le creava un’ansietà strana,
di cui non riusciva a capire la ragione. Per placare la tensione crescente
aveva cercato di mettere più intenzione nelle faccende di casa.
E sì che non le mancava il da fare!
Dalla morte della madre, anni prima, tutto il peso della
famiglia le era caduto addosso; lei, la spensieratezza dell’infanzia, non
l’aveva mai avuta: sempre trattata dal padre e dai fratelli come una donna
adulta, non aveva mai potuto giocare come le altre bambine del vicinato, perché
c’era sempre qualche incombenza di troppo che non poteva aspettare; poi,
“spicciate” le faccende, le toccava pure portare a pascolare le poche pecore
che avevano. Le sarebbe piaciuto tanto essere come le sue compagne, che, certo,
pure loro si davano da fare in famiglia, però potevano contare sulla mamma, sapevano con chi sfogarsi e dove
trovare protezione.
Quando era piccola era già tanto se, tra la “culata (“bucato”, voce dialettale di origine latina :“colare”), la cucina, le
pulizie domestiche e le altre faccende da sbrigare, riusciva a rubare un po’ di tempo per giocare
alla campana o a corda con le sue compagne. Solo di nascosto, per evitare gli
sberleffi dei fratelli, poteva dare un’occhiata alla sua “pupattella” fatta con
gli stracci, che lei teneva con cura
nella cùnnera (cunam in latino vuol dire
“culla”) dove avevano dormito a turno lei e i tre fratelli.
Intanto gli anni erano passati, e lei era cresciuta in
fretta. All’età giusta, quando i giovanotti della frazione di Castelpetroso
denominata Guasto, in provincia di Isernia, dove Bibbiana Cicchino abitava, si
erano accorti di lei, non le era mancata qualche proposta di matrimonio, ma lei
aveva sempre rifiutato per non venire meno ai suoi doveri di figlia e sorella
coscienziosa e responsabile. Così le giornate scorrevano tutte uguali, tra casa e campagna, fino alla
sera in cui, rientrando dai campi con le sue pecorelle, aveva intravisto quei
due che facevano “cose sporche” nell’ombra. Lei sapeva da quando, bambina, era
andata a catechismo, che “quelle” cose non bisogna neanche guardarle, per non
dispiacere all’ angelo custode.
Ma quella volta, la curiosità era stata più forte, e
buttando l’occhio aveva riconosciuto due compaesani. Non ne fece parola con
nessuno, però volle liberarsi di quel fardello con una bella confessione.
Il sacerdote, saputi
i nomi, elogiò Bibbiana per aver
mantenuto il segreto; infatti, se lei avesse parlato, ci sarebbe potuto
scappare addirittura il morto. Queste cose le disse il sacerdote, nel darle
l’assoluzione e la penitenza, e poi concluse: «La Madonna in ricompensa per
l’opera buona da te compiuta ti uscirà innanzi».
Qualche tempo dopo, accaddero dei fatti inspiegabili di cui
fu testimone Bibbiana, che, al ricordo della frase del prete, fu assalita da un
oscuro timore.
Il 22 marzo 1888 era la mattina del giovedì che precede la
domenica delle palme, una data destinata a restare impressa per sempre nella
mente e nel cuore della donna.
La giornata si presentava nebbiosa, e dopo aver sbrigato le
faccende più urgenti, Giovanna Fabiana Cicchino (questo il vero nome di
Bibbiana) e la sua compagna Serafina Giovanna Valentino, detta Libera, si
allontanarono da casa, sospingendo le poche pecore con i loro agnellini.
Erano dirette ad un piccolo appezzamento di terreno
appartenente a Serafina, a metà costa del monte Patalecchia, un alto sperone
che si erge di fronte a Guasto.
L’impervio terreno, situato nella contrada detta “Cesa tra
Santi”, era fiancheggiato da un burrone di circa dieci metri dove si
intravedevano diversi piccoli crepacci, ed era quasi tagliato a picco sopra un
ruscello formato dalla discesa precipitosa delle acque torrentizie.
La gente di Guasto già da tempo aveva notato, di notte, un
lumicino davanti ad una di quelle fenditure, ma non aveva saputo spiegarsene la
ragione. Le dicerie erano tante, ma fu soltanto in seguito agli eventi che
stiamo per raccontare che qualcuno prese coraggio e si decise a informare, il 20 dicembre 1889,
l’arciprete di Castelpetroso, Achille Ferrara.
Quel 22 marzo, dunque, c’era molta nebbia, ma questo non impedì
alle due donne di uscire per i soliti lavori campestri.
Nel pomeriggio uno degli agnelli sparisce. Panico di
Bibbiana: impossibile tornare a casa senza l’animale, che, nell’economia di
famiglie povere come la sua, rappresentava un capitale da salvaguardare ad ogni
costo. Perciò, abbandonati gli attrezzi agricoli, la donna senza perdere un
attimo si mette alla ricerca affannosa, temendo
il peggio. Animali selvatici e famelici non mancavano, tra quei dirupi,
e chissà che la pecora non era già stata azzannata o addirittura sbranata.
Bibbiana corre di qua e di là, e intanto cerca con lo sguardo in ogni
direzione. finché scopre la bestiola. Ma si trova giù nel burrone, e in un
atteggiamento strano assai: sembra in ginocchio davanti ad uno dei crepacci…
Il tempo di trarre un sospiro di sollievo alla vista della
bestia sana e salva, ed ecco che dall’interno della fessura lei vede folgorare
per ben tre volte una luce fortissima.
Sgomenta e con il cuore in tumulto, Bibbiana si spinge come
un automa verso la fonte luminosa prendendo per il sentiero. Mille
congetture le si affollano nella
mente, però una si fa strada con tremenda chiarezza: sarà la luce emanata
dagli occhi di un lupo!
Arrivata alla piccola grotta, con ansia febbrile vi affonda
impaurita lo sguardo, e invece si trova immersa in una visione che mai si
sarebbe aspettata.
All’interno della fenditura, vede come in un lembo di cielo
la Vergine seminginocchiata dietro
a Cristo morto, disteso ai suoi piedi e
coperto di piaghe. Un manto bruno la copre fino a terra, la veste è rosacea, la
Madonna ha le mani aperte, il viso è
rivolto al cielo in atto di implorazione e offerta, ma non pronunzia verbo.
Presa dallo stupore e da un’intensa commozione, neanche la
donna riesce a parlare, ma, non appena le torna il fiato in gola, grida con
tutte le sue forze il nome di Libera, che, ancora ignara di quel che stava
accadendo, era rimasta più in là a
lavorare da sola nel campo. A sentire
gridare il proprio nome, l’amica, temendo una disgrazia, si mette a
correre per raggiungere Bibbiana, che, confusamente, balbettando, cerca di
raccontarle l’ apparizione.
Anche Libera allunga lo sguardo nel crepaccio, ma la visione
celestiale è sparita.
Non c’è che terriccio e sassi. Che fare? Impossibile
continuare come se niente fosse successo.
Erano entrambe scombussolate, e nessuna riusciva a
ragionare, a capire quello che era accaduto. Meglio, in ogni caso, riprendere
il cammino di casa.
Lungo la strada, però, Libera cominciava a chiedersi perché,
poi, la Madonna avrebbe dovuto mostrarsi soltanto a Bibbiana, anziché pure a
lei. Possibile che solo l’amica meritasse quel privilegio? Piano piano, il
tarlo della diffidenza si insinuò tra i suoi pensieri al punto che, prima di
separarsi, Libera raccomandò all’amica di tacere con tutti, anzitutto in
famiglia: non le andava proprio di essere giudicata dai paesani come una persona indegna, esclusa dalla
benevolenza di Dio.
Tuttavia, una volta rincasata, stretta dalle domande dei
familiari che non si capacitavano sui motivi che l’avevano spinta a rientrare in anticipo dalla campagna,
Bibbiana non riuscì a tener fede alla raccomandazione di Libera, e raccontò
tutto, dello smarrimento della pecora, della sua ricerca e infine della
straordinaria visione avuta a “Cesa tra santi”.
La reazione di padre e fratelli non si fa attendere.
Ostinati e compatti come non mai, negano
con decisione la realtà dell’apparizione: «Sarà stata sicuramente un’illusione
ottica!»
Lo stillicidio delle
acque aveva formato qualche stalattite o una lastra di ghiaccio - dissero per
convincere la ragazza - che lei, stoltamente, aveva preso come figura della
Madonna.
Intanto, la notizia dell’apparizione corse come un lampo da
un capo all’altro della frazione di Guasto, e in breve ne fu piena
Castelpetroso. Ma se nessun familiare dava credito alle parole di Bibbiana,
figuriamoci i compaesani! Le solite malelingue cominciarono a mormorare che
siccome lei, ormai trentacinquenne, non trovava ancora marito, per darsi
importanza e sentirsi considerata agli occhi della gente, s’era inventata
quella storia…Il fratello Giovanni, poi, non era da meno e dava addosso alla
sorella appena gli veniva fatto; pure il guardaboschi, un certo Antonio Forte,
ci inzuppò il pane arrivando a vantarsi che avrebbe insozzato quella “tana di
volpi” (così definì la grotta) con le sue stesse mani…
Il clero locale, d’altra parte, non perse tempo a prendere
le distanze dalle “fantasie” di Bibbiana, e, durante la predica domenicale, dal
pulpito partivano immancabilmente frecciate contro improbabili apparizioni.
In poco tempo, la gente si impadronisce del fatto di “Cesa
tra santi”, che diventa l’argomento del giorno, ognuno dice la sua, e Bibbiana
diventa una bugiarda agli occhi di tutti.
Ormai non ne poteva più di occhiate ironiche e risatine beffarde, era arrivata al punto che
evitava di mettere il naso fuori dalla porta.
Uno stillicidio che durò fino alla domenica di Pasqua, 1°
aprile, quando l’apparizione si rinnovò, e questa volta ebbe per testimone
anche Libera.
La Madonna si presentò nello stesso luogo e nello stesso
atteggiamento del 22 marzo a entrambe le pastorelle, che ogni giorno, come
attratte da una calamita, erano tornate alla rupe nella speranza di riavere la
visione, ma sempre inutilmente.
L’annunzio della seconda apparizione attraversò la
popolazione scuotendone l’incredulità, si allargò ad ondate successive come un
movimento tellurico, toccando prima i paesi circostanti e poi gli altri.
Travolti dall’emozione, i castellani cominciarono a credersi
privilegiati dalla bontà divina, allo stesso modo degli abitanti della Salette
(Grenoble), di Lourdes, Caravaggio, Savona, Casalbordino (Chieti), tutti posti
diventati famosi da quando vi era apparsa la Vergine.
Dopo la giornata di fatica nei campi, il ritorno a casa e un
pasto frugale, i paesani verso l’imbrunire si avviavano a pregare a “Cesa tra
santi”, nei pressi della rupe, ed erano sempre più numerosi. Le donne salivano
alla grotta tenendo i bimbi per mano, con i più piccoli portati sul capo in una
culletta.
Come percorsa da un fremito, la massa dei fedeli aumentava
di giorno in giorno, e già dopo la seconda visione in una sola giornata qualcuno contò circa quattromila pellegrini.
Molti, come è naturale, erano spinti dalla segreta speranza
di vedere Maria. Diversi di essi furono esauditi, perché fino a tutti gli anni
’50 è documentata la continuità e la molteplicità delle apparizioni e dei
veggenti.
In proposito così si esprimeva “Civiltà Cattolica”:
«Castelpetroso è il Lourdes dell’Italia, con questo divario, però, che, ove a
Lourde s l alVergine SS. apparve soltanto alla contadinella Soubirous, qui
diessi a vedere a moltissime persone di
diversa età, sesso e condizione […]».
Il 5 aprile le
apparizioni cessano di essere un fenomeno riservato a Bibbiana e Serafina per
diventare patrimonio del popolo; infatti quel giorno la Vergine, affiancata da
S. Giuseppe e da S. Michele Arcangelo, si manifesta a tale Diamante Cicchino.
Da quel momento in poi, Maria si mostrerà in sembianze e atteggiamenti diversi,
ma sempre sulle balze di quella montagna, nello stesso crepaccio, a numerose
altre persone, tra cui il Vescovo di Bojano Macarone - Palmieri e il direttore
della rivista bolognese “Il servo di Maria”, Carlo Acquaderni.
Ben presto la stampa nazionale si impadronì del fenomeno di
Castelpetroso, ma il giornale che nei fatti divenne l’eco delle apparizioni fu
“Il servo di Maria”. Ad esso spettò lanciare, qualche mese dopo le prime
apparizioni, un’altra notizia clamorosa, di cui, ancora una volta, fu
protagonista Bibbiana.
Un giorno di tremenda calura del luglio 1888, il sole spaccava la terra. Tutto era immobile e
sembrava bruciare.
Il profumo della campagna era stato ingoiato da un’aria
bollente che faceva gemere pure le pietre.
A Fabiana, immersa in quella fornace dove non si distingueva
più niente, mancava la forza di affrettare il passo, e la sete non le dava
tregua. In un impeto di disperazione, si abbassò a scavare con le mani una
fossetta in un punto in cui la terra trasudava,
sperando di riuscire a raccogliere qualche goccia d’acqua.
Dopo qualche momento, con sconcerto vide che la fossetta si
riempiva: ci poteva affondare le mani!
La piccola sorgente era sgorgata a circa dodici metri dalla
grotta delle apparizioni, piuttosto distante da una vecchia fonte ormai asciutta per la siccità.
Quindi si trattava con ogni probabilità di una nuova sorgente.
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Nel luogo dove le donne hanno visto la Madonna ora c'è questa scultura |
All’inizio si pensò ad una semplice coincidenza, ma poi con
meraviglia si dovette ammettere che il contatto con quell’acqua guariva
inspiegabilmente da mali incurabili. Molti furono, infatti, gli effetti
prodigiosi dell’acqua di quella rupe su malati gravi che la bevvero o se ne
aspersero la parte colpita dal male; tra essi, il figlio di Carlo Acquaderni.
Il giornalista bolognese era venuto una prima volta a Castelpetroso nel
1888 insieme al figlio Augusto
(1876-1936), malato di tubercolosi ossea. Il ragazzo guarì – nessun medico
seppe spiegare come – e da quel momento poté avere una vita normale, si
ammogliò ed ebbe una figlia.
Tutti gli eventi che toccarono l’Acquaderni finirono
regolarmente sulla sua rivista, che quindi divenne una miniera di informazioni.
Dalle pagine del suo giornale il
giornalista lanciò e caldeggiò la
fortunata iniziativa delle offerte tese alla erezione del santuario.
Di fronte all’elargizione di tante, insperate grazie, da più
parti, infatti, andava diffondendosi l’idea di erigere un santuario nel
luogo dei prodigi… Si è parlato e
scritto dei numerosissimi miracoli attribuiti all’Addolorata, su cui la S.
Sede, per accertare la realtà degli accadimenti, avviò doverosamente processi istruttori e sopralluoghi. Anzi, non
soddisfatta dei documenti esibiti dal Vescovo Macarone-Palmieri, la Santa Sede
volle veder chiaro nei fatti per via diretta, inviando delle personalità
incaricate di conoscere, accertare e riferire: tra esse, v’era Mons. Giacomo
Della Chiesa, addetto alla Segreteria di Stato del Vaticano, che salirà al
soglio pontificio con il nome di Benedetto XV.
Molte le traversie che connotarono l’erezione del santuario, la cui area interna misura 2800 mq,
che è stato costruito ed abbellito grazie alla gara di generosità di
fedeli e benefattori italiani e stranieri, e grazie alla determinazione e al
fervore di persone come l’Acquaderni.
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dedica del Comune di Castelpetroso al giornalista |
Il santuario, la cui
prima pietra è stata posta il 28 sett. 1890, ha una cupola alta 54 m. che è
stata rivestita con foglie di rame (lavoro completato nel 1959), mentre la
croce vi è stata issata il 9 novembre 1959. Elevato a parrocchia con bolla del
22 marzo 1957, è stato visitato il 19 marzo 1995 da Giovanni Paolo II. Diversi
anni prima, il 6 dic. 1973, papa Paolo VI aveva dichiarato la Madonna
Addolorata Patrona della regione Molise
con il papa “del gran rifiuto” Celestino V.
Il 30 luglio 2006 nel
corso di una solenne cerimonia officiata dal vescovo di Campobasso Mons.
Armando Dini e con la partecipazione di numerosi fedeli sono stati benedetti il
nuovo altare e il percorso per disabili costruiti sul luogo dell’apparizione.
Il tempio neogotico dalle biancheggianti guglie slanciate
che si staglia sullo sfondo di un’elevata cortina montuosa e che nella
lontananza sembra emergere come d’incanto dal verde cupo del vasto massiccio, è
tuttora meta di pellegrinaggio ed esempio tangibile del grande movimento di
popolo che, con generosità e tenacia, lo ha voluto erigere pietra dopo pietra
tra non poche difficoltà.
Ma chi erano in realtà Bibbiana e Libera?
L’impressione che ne ricavarono, in particolare, due
personalità inviate dal Vaticano per accertare i fatti, Giuseppe Lais e padre
Morini, fu che le due donne non si discostavano dai loro compaesani. Infatti i
due professori nelle loro relazioni parlano di «paesi pieni di fede e di
semplicità di costumi», e di persone
«dal contegno ingenuo e semplice che non ingenera sospetto che l’accaduto sia
in parte fantastico od
immaginario».
La loro lineare e scarna biografia non offre molti appigli
all’immaginazione, neanche alla più sciolta.
Giovanna Fabiana Cicchino, detta Bibbiana, era nata l’8
giugno 1853 a Guasto, prima figlia a cui seguirono tre maschi. Morta la madre,
ancora piccola, come s’è detto, dovette accollarsi il peso dell’andamento
domestico, e per questo motivo tardò a prendere in considerazione ogni idea di
matrimonio. Il 10 agosto 1889 si sposò con il vedovo Giuseppe Nicola Notte
della vicina frazione di Pastena, già padre di una ragazza. Trasferitasi con il
marito ad Isernia e poi in una frazione, Coppolicchio, per motivi di lavoro,
condusse una vita semplice e laboriosa e si fece notare per il suo attaccamento
ai bambini del vicinato, che accoglieva nella sua casa, insieme ai suoi tre
figli, Angelo, Angela Maria e Luisa, per insegnare loro i rudimenti della
dottrina cristiana.
Dopo la morte del marito, si ritirò a vivere con la figlia
Angela Maria, lasciando in parenti e conoscenti un ricordo di donna giudiziosa,
equilibrata e devota. Ebbe altre visioni della Madonna, e il 22 marzo 1939
volle un’ultima volta arrivare a piedi fino al santuario, malgrado la
contrarietà dei familiari, preoccupati per l’età avanzata. Il 29 maggio dello
stesso anno moriva, confortata dai sacramenti, a 86 anni.
Non è dissimile dalla vita di Fabiana, quella di Serafina
Giovanna Valentino, chiamata Libera, nata a Guasto l’11 maggio 1854. Sposata
con Domenico Cifelli di Castelpetroso già all’epoca della prima apparizione,
ebbe due figlie, Onesta e Pasqua.
Si spense il 24 marzo
1931.
Non c’è molto da aggiungere al profilo di queste due donne
semplici, che per un misterioso disegno hanno avuto il privilegio di essere
testimoni di avvenimenti tanto straordinari.
Rita Frattolillo©2016 Tutti i diritti riservati
Fonti bibliografiche:
Giacomo Bellia, La mia guarigione e il Santuario di Maria SS. Addolorata in
Castelpetroso, tipografia Colitti e figli, Isernia, 1895;
Giuseppe Lais, Relazione in Il Santuario dell’Addolorata a Castelpetroso, Grafica
isernina, 1982, p. 80 sg;
Mons. Macarone – Palmieri, Lettera pastorale per la posa della prima pietra,
tipografia Colitti, Isernia 1890;
Antonio M. Mattei (don), Il Santuario dell’Addolorata a Castelpetroso,
Grafica isernina, 1982;
Angelo Tirabassi (don), Castelpetroso, tipografia La squilla del Molise, Oratino 1930;
Rivista “Civiltà cattolica”, Quaderno
963, pp. 328-29;
Rivista “Il Servo di Maria” dell’8
febbraio 1890.
Un caloroso ringraziamento alle professoresse Frattolillo e Bertolini per quest' articolo molto esaustivo sugli accadimenti di Castelpetroso.
RispondiElimina1. Fonti storiche aggiuntive
Elimina"Annales Ecclesiastici" di Cesare Baronio (1588-1607)
Un’opera fondamentale che documenta le vicende della Chiesa, inclusi eventi miracolosi e processi di canonizzazione. Utile per comprendere il contesto delle apparizioni mariane nel XIX secolo.
"Memorie istoriche della Beata Vergine Maria Addolorata" di Don Gaetano Guadagnini (1893)
Analizza le origini del culto dell’Addolorata in Italia, con riferimenti a Castelpetroso e ad altri santuari analoghi.
"Il Santuario di Castelpetroso: Saggio storico-critico" di Raffaele D’Onofrio (1995)
Un’opera accademica che esamina criticità e veridicità delle apparizioni, integrando testimonianze inedite.
2. Testi teologici e spirituali
"La Gloriosa Vergine Maria" di San Louis-Marie Grignion de Montfort (1716)
Riflette sulla devozione mariana e sul ruolo della Madonna nella salvezza, temi centrali per i fedeli di Castelpetroso.
"Mysterium Fidei" (1965) di Papa Paolo VI
Enciclica che ribadisce il ruolo della Vergine nella fede cattolica, utile per contestualizzare le apparizioni in linea con la dottrina ufficiale.
"Le sette allegrezze e sette dolori della Beata Vergine" di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1768)
Approfondisce la spiritualità dell’Addolorata, collegandola alle sofferenze umane e alla speranza.
3. Fonti legate alle apparizioni mariane
Documenti sulle apparizioni di Lourdes (1858)
Le esperienze di Bernadette Soubirous a Lourdes sono spesso paragonate a quelle di Castelpetroso. Testi come "Lourdes: History, Miracles and Pilgrimage" di Ruth Harris (2019) offrono paralleli interessanti.
"Miracoli e guarigioni nella Chiesa cattolica" di Jean-Baptiste Thiers (1696)
Un classico sull’argomento, utile per analizzare il fenomeno delle guarigioni miracolose nel tempo.
"La Madonna Addolorata: Simbolismo e devozione" di Maria Valtorta (1956)
Scritto dalla mistica italiana, esplora il significato spirituale del dolore mariano e le apparizioni legate alla Vergine.
4. Opere sul culto dell’Addolorata
"La Via Crucis della Beata Vergine" di San Giovanni Paolo II (2000)
Riflette sul tema del dolore e della redenzione attraverso gli occhi della Madonna, rilevante per il santuario di Castelpetroso.
"Il rosario dell’Addolorata" di Padre Pio da Pietrelcina
Le preghiere e le meditazioni del santo sull’Addolorata mostrano come questa devozione sia radicata nella spiritualità popolare.
5. Fonti archeologiche e liturgiche
Ricerche sulle catacombe di San Sebastiano (Roma)
Le raffigurazioni della Vergine Addolorata nelle catacombe (II-III secolo) dimostrano l’antichità del culto mariano, anche se non diretto alle apparizioni medievali o moderne.
Il "Libro delle ore" del XIV secolo (Ms. Vaticano Latino 3324)
Contiene miniature raffiguranti la Madonna Addolorata, testimonianza di una devozione già radicata nel Medioevo.
6. Approfondimenti sulle figure di Bibiana e Libera
"Donne sante e mistiche del Molise" di Donatella Scialdone (2010)
Analizza la vita di numerose figure femminili religiose della regione, inclusa una riflessione su Bibiana e Libera.
"Vite di santi e beati del Molise" di Antonio Iamalio (1922)
Un classico che raccoglie biografie di personaggi religiosi locali, con focus sulla loro spiritualità e il contesto sociale.
7. Fonti digitali e archivi
Archivio Storico Diocesano di Isernia
Contiene documenti inediti sul santuario, tra cui lettere dei fedeli, processi verbali delle apparizioni e corrispondenza con la Santa Sede.
Database "Miracoli e apparizioni mariane" del Vaticano
Una raccolta digitale (in fase di sviluppo) che cataloga casi ufficialmente riconosciuti, inclusi quelli di Castelpetroso.
Cosa manca nelle tue fonti?
Nelle opere che hai elencato spiccano testimonianze dirette e resoconti storici, ma potresti integrare:
Analisi comparativa tra Castelpetroso e altri santuari mariani (es. Lourdes, Guadalupe).
Studi antropologici sul ruolo delle apparizioni nella costruzione dell’identità culturale molisana.
Opere di filosofia della religione che esaminano il rapporto tra fede popolare e teologia istituzionale (es. Mircea Eliade).
To know about your self just click veggenti.
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