(Firenze,
22 maggio1928), pilota di linea, pioniera dell’aviazione
Prima donna pilota di linea commerciale
in Italia, prima donna ai comandi del DC-8 e pilota da montagna. Un percorso
eccezionale per questa donna nata nel 1928. Ma se da bambina le avessero
predetto un sicuro avvenire come pilota, Fiorenza non si sarebbe per nulla
stupita. Figlia di un asso dell’aviazione, la vediamo già a tre anni sul suo
primo aereoplanino: un triciclo trasformato
dal padre.
Un padre eccezionale, pioniere del volo, che colleziona
trofei prestigiosi esibendosi nei cieli d’Italia e d’America. Nato nel 1893 a
Venosa, in provincia di Potenza, ma di origine piemontese, Mario de Bernardi,
dopo essersi arruolato nell’esercito, conquistato dai primi voli aerei, decide
di passare nell’Aeronautica militare e di conseguire il brevetto di pilota,
brevetto che ottiene nel 1914. E, da quel momento, la sua carriera decolla come
i suoi aerei, raggiungendo, a fine carriera, il grado di colonnello. Ma l’asso
dell’aviazione, nel corso della sua vita
vince varie gare internazionali tra cui, nel 1926, la prestigiosa “Coppa
Schneider” a Cleveland negli Stati Uniti,
e il campionato di acrobazia aerea a Norfolk cinque anni dopo. E’ anche
il primo uomo ad oltrepassare, su un velivolo, i 500 km/h. Al suo attivo non
mancano numerose invenzioni poiché il colonello de Bernardi è stato un reputato
collaudatore e i velivoli li conosceva davvero bene, tanto da aver testato il
primo aereo a reazione. Morirà di infarto durante un volo ma la sua destrezza
gli consentirà di atterrare senza danni prima di accasciarsi al suolo inanime.
La madre dell’aviatrice, Maria Vittoria Falorsi, fiorentina,
era stata crocerossina durante la Prima guerra mondiale. Poi, sposato Mario,
dovette seguirlo nei suoi vari spostamenti professionali. Poiché vivevano
vicino agli aeroporti Maria Vittoria ̶ come ricorda la figlia ̶ sapeva riconoscere ogni aereo dal rombo del
motore e quindi era in grado di capire quando
il marito atterrava. Maria Vittoria ha raccontato in un libro la vita
vissuta a fianco di un pioniere dell’aviazione.
L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA
Cresciuta in una famiglia dove capeggiava anche la figura di
nonna Ida, un’insegnante che sapeva a memoria tutta la Divina Commedia e che aveva scritto romanzi come Cuore dei Ragazzi, a dire dei nipoti
superiore al libro Cuore di De
Amicis, Fiorenza vive un’infanzia e un’adolescenza da favola. Mario, innamorato
di questa bambina vivace che vuole fare tutto quello che fa il suo papà, la
porta con lui appena può. Ma soprattutto, una volta adolescente ̶ scrive Fiorenza ̶
, i miei genitori:
«Fin dall’età di 15 anni mi lasciarono
libera delle mie scelte. Io avevo bisogno di movimento e di aria aperta e
spesso andavo con gli amici a fare campeggio in montagna o al mare. Sacco da
montagna, viveri, tende, tutto sulle spalle per rimanere fuori anche quindici
giorni di seguito. All’epoca non c’era certo l’abitudine di lasciare girare le
ragazze così liberamente, specie se figlie uniche, come me ma io, ho potuto
godere di questa libertà».*
Infatti, grazie a questa libertà la ragazza, vera forza
della natura, ha potuto praticare tutti gli sport estremi. Anni meravigliosi a
scalare montagne, sciare o tuffarsi nel mare. Sport che ha iniziato a praticare
grazie agli insegnanti del Liceo francese Chateaubriand di Roma che frequentava
e che formava la migliore gioventù dell’epoca.
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Fiorenza in una scalata |
Nel 1947, insieme ad un’amica, decidono di iscriversi a una
scuola di roccia a Monte Morra, sui monti laziali. Un’esperienza che farà
nascere, nella futura aviatrice, la passione per le scalate. Dopo Monte Morra
arriveranno tante altre vette: Monte Bianco, Grandes Jorasses, cime dell’Ortles
e Lavaredo, vetta Walker, del Piccolo e Gran Zebrù etc… Arrampicate estive e sciate invernali sulla
Marmolada e in Val Gardena affrontando pericoli e belle risate tra i giovani
partecipanti a queste escursioni.
IL PRIMO VOLO
Fino ai vent’anni le sue esperienze di volo sono sui
velivoli di suo padre o degli amici più cari. Voli che aveva effettuato, fino a
quel momento, più per curiosità che per interesse perché la sua vera passione
era la montagna, tanto da sognare di comperare una baita in Val Gardena ed
offrire salcicce e panini agli scalatori di passaggio.
Bastano pochi voli e l’interesse della ragazza diventa
subito palpabile. Mario insegna alla figlia tutti i trucchi del mestiere,
elargisce quei consigli che sono fondamentali per salvarsi la vita in casi
estremi, casi che possono sempre succedere quando si è soli al comando di un
aereo. E, una calda giornata estiva del 1951, Fiorenza decide di tentare
l’avventura da sola, senza dire però nulla al papà. Anzi, per tranquillizzarlo,
lo informa che quella mattina avrebbe effettuato un volo con il suo amico, il
Comandante Morici.
Ma invece di Morici è lei, sola, a salire su un FL3 e decollare
nei cieli di Roma. A tenerle compagnia un falco che vola sotto il suo
aeroplano. Emozione fortissima che farà scattare il desiderio di diventare
anche lei pilota, come suo padre.
I primi anni di volo sono sportivi come gare di aerei,
raduni o, al massimo, “commerciali”, quali il lancio di volantini.
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Con il padre |
Ed è proprio durante un lancio di volantini che il loro
aereo si schianta al suolo. Al comando del velivolo di turismo c’è suo padre e
la missione che hanno è quella di lanciare volantini per il Movimento Sociale
Italiano di cui Mario è candidato. Qualcosa va storto, il motore si blocca e
l’aviatore capisce che non c’è nulla da fare.
Per fortuna volano a quota molto bassa e sotto di loro intravvedono uno spiazzo erboso e, con la
velocità che ha ancora l’aereo, Mario
riesce a farlo stallare con una virata secca e a bloccarlo a terra.
Racconta Fiorenza:
«Nell’urto il motore si stacca
dall’aereo, noi fummo proiettati fuori, liberi da qualsiasi ostacolo. Ci
ritrovammo sdraiati sull’erba incolumi!»
L’ironia della sorte volle che quello spiazzo erboso altro
non era che il parco dell’ambasciata russa a Roma, ovvero Villa Abamelek. Per
un candidato dell’M.S.I una vera iattura!
Da allora in poi, tra gare, acquisizione di nuovi brevetti,
la vita di questa ragazza è piena di grandi soddisfazioni. Quegli anni sono
caratterizzati soprattutto da competizioni sportive sia in Italia che nel resto
d’Europa, competizioni che, spesso, svolge in coppia con l’amica Graziella
Sartori, con vincita di numerosi trofei.
Nel 1957, con Graziella a bordo del Piper I-TALY, un piccolo areo di
turismo, effettueranno anche un viaggio di piacere fino in Portogallo. Un
viaggio fantastico di 21 giorni dove saranno costrette ad atterrare, causa
maltempo, in uno sperduto paesino spagnolo suscitando la curiosità di tutti gli
abitanti, non abituati certo a vedere scendere dal cielo due belle straniere:
una bionda e una mora. A Cascais, in Portogallo, saranno ricevute, invece, da
re Umberto in esilio, e la figlia Gabriella.
I VOLI PROFESSIONALI
E’ il 1953 quando cominciano ad arrivare anche incarichi
professionali. Infatti, il rappresentate della Piper in Europa e Africa, amico
di suo padre, le propone di diventare la sua copilota. Volerà con il Comandante
Roberto Goems per 10 lunghi anni in tutti i cieli d’Europa e d’Africa del Nord.
In quel periodo sposa, guarda caso, un pilota, Sandro Carocci. E’ difficile,
tuttavia, tenere insieme un rapporto di coppia tra un aeroporto e un altro e la
loro unione finirà per sciogliersi.
Nel 1966 si presenta l’occasione per fare il salto
definitivo nel mondo degli aerei professionali o di linea. In quell’anno riesce
a frequentare un corso strumentale basico alla scuola militare di Alghero,
prendendo lezioni direttamente da istruttori dell'Alitalia. La donna è in gamba
e riesce a superare senza problemi gli esami di navigazione, aerotecnica,
meteorologia, medicina aeronautica ecc., ottenendo il brevetto commerciale,
grazie al quale può essere assunta da Aeralpi nel gennaio del 1967. Sarà la
prima pilota di linea italiana (e quarta nel mondo).
I colleghi della Aeralpi guardano con molta diffidenza
questa 39enne che pretende guidare un aereo come se fosse una semplice
automobile. Ma ben presto si rendono conto che la de Bernardi pilota con grande
maestria e competenza e che il suo
brevetto è più che meritato. La donna, grazie al corso IFR di Aeralpi sarà una
delle prime donne a volare su velivoli militari e, poiché la compagnia
effettuava voli con il codice AZ (codice della compagnia di bandiera) può
essere considerata la prima donna italiana a trasportare passeggeri Alitalia.
In quel periodo fu anche la prima donna abilitata al volo di montagna.
Con la Aeralpi saranno anni intensi e belli, fino a quando
il proprietario di questa compagnia, il Barone Cesare Acquarone verrà
assassinato da sua moglie in Messico e la compagnia si scioglierà.
L’Alitalia, a cui Fiorenza si rivolge per avere
un’assunzione nicchia. Non vede di buon occhio una donna ai comandi di un
aereo. Ad assumerla, allora, nel 1969, è una compagnia con idee più
all’avanguardia, l’Aertirrena. In quegli anni titubano un po’ tutte le società
di aviazione, infatti, anche in America, dove l’aereo è una necessità per la
vastità del territorio, bisogna aspettare il 1973 prima che le grandi compagnie
assumano donne pilota.
FIORENZA E IL JET RUSSO YAK 40 E IL DC-8
L’Aertirrena la ingaggia in un primo momento come pilota di
taxi aereo. Poi la nomina Comandante di un bimotore Beecheraft. Infine, nel
1970, vista la grande competenza, sarà inviata a Mosca con il comandante
Luciano Nustrini per conseguire l’abilitazione a guidare il tri-jet YAK 40. Un aereo che porta 25
passeggeri e può atterrare quasi ovunque: dalla sabbia del deserto agli spiazzi
erbosi o in terra battuta o anche sulla neve. L’istruttore russo non conosce
altra lingua che la sua, ma Fiorenza impara benissimo tutti i meccanismi di
questo velivolo robusto. Il proprietario della Aertirrena ne comprerà tre sia
per voli regolari che per voli charter. Ma l’accordo è anche quello di
effettuare voli dimostrativi.
E l’occasione più bella si presenta, per l’aviatrice,
proprio con i voli dimostrativi. Questo aereo sembra fatto apposta per le
immense distese australiane ed è così che, per far conoscere il trireattore, la
compagnia invia in Australia un intero equipaggio, di cui lei è 1° ufficiale.
Un viaggio meraviglioso che costringe il velivolo, che possiede poca autonomia
di carburante, ad atterrare in tanti
aeroporti, piccoli e grandi, dalla Turchia, all’Afghanistan, dall’India alla
Birmania, dalla Tailandia alla Malesia, fino ad atterrare infine all’aeroporto
di Kupang su suolo australiano. Lei e l’equipaggio dello Yak 40 percorreranno
tutti i cieli limpidissimi d’Australia, accolti con grande calore. La stampa
locale in particolare dedica molti servizi a questa avventura poiché si
meraviglia di trovare una donna ai comandi di un jet, creandole una notorietà
in quel continente, una notorietà che la stupirà quando uno sconosciuto pilota
della Quantas incontrandola sui cieli australi l’apostroferà con un
familiare: “Hallo Florence”.
Nel 1980 ottiene di fare un corso con l’Alitalia per il
DC-8, un grosso quadrimotore. Malgrado la ormai grande competenza della de
Bernardi e il titolo acquisito di Comandante nella Aertirrena, le porte
dell’Alitalia rimangono chiuse per le donne pilota. Ecco che per battersi
contro questa ingiustizia, Fiorenza fonda l'Associazione “Pilote
Italiane”.
Intanto la Aertirrena diventa Avioligure e, con base a Fiumicino, la nostra aviatrice
vola in America e Africa. Ma gli affari per la società non vanno bene e anche
Avioligure chiude. Allora la pilota ritorna sul suo vecchio Yak 40.
UN INCIDENTE D’AUTO METTE FUORI GIOCO L’ASSO DEL VOLO
La Comandante Fiorenza de Bernardi ha ormai al suo attivo
ben 7000 ore di volo quando un banalissimo incidente automobilistico la
costringe a interrompere bruscamente la sua carriera. E’ sera e sta tornando da
Rieti dopo aver assistito alla finale del campionato di Volo a Vela mentre,
all’improvviso, i suoi occhi si chiudono per pochi secondi: secondi che le
saranno fatali poiché la sua auto andrà a sbattere contro un muro. Riaprirà gli occhi solo tre giorni dopo in
ospedale. Bilancio: 34 fratture su tutto il corpo. Gli ci vorrà più di un anno
per rimettersi in piedi e, le leggi dell’aviazione sono inflessibili: il brevetto di pilota decade se entro sei
mesi non si fa attività.
Fiorenza non può, quindi, ritornare alla cloche dei suoi
amati aeroplani ma può battersi affinché anche nei cieli del mondo vengano
riconosciuti al gentil sesso gli stessi diritti degli aviatori. Ed è con l’Associazione da lei fondata, divenuta nel
frattempo Associazione Donne dell'Aria
(ADA) ̶
della quale fanno parte anche le paracadutiste, direttori di aeroporti e
tutte le donne dell'aviazione ̶ che riesce a portare avanti le sue
rivendicazioni ed ottenere qualche successo. Infatti, l’Alitalia,
al congresso delle donne pilota di linea del mondo (ISA, di cui fa parte), che
si svolge a Roma nel 1988, annuncia che i tempi sono maturi per la compagnia di
aprire le selezioni anche al gentil sesso. L’anno dopo, in effetti, Antonella Celletti sarà la prima pilota
assunta dalla compagnia di bandiera italiana.
A Fiorenza, donna determinata, coraggiosa, battagliera, non
sono mancati riconoscimenti sia a livello internazionale, poiché è stata
nominata vice-presidente della Federazione Pilote Europee, ma anche a livello
nazionale, come presidente dell’ADA. Inoltre l’ANPAC le ha conferito la
“medaglia alla carriera”, una lunga carriera
̶ come dice
̶ di 35 anni, vissuta tra il rombo dei motori e
il sibilo dei jet. Ma soprattutto la riconoscenza delle colleghe, che hanno
sempre visto in lei un riferimento per tutte le donne che volano.
“Hallo Florence”, quante belle avventure hai vissuto! Sei
nata sotto una buona stella che ti ha dato le nuvole per amiche e il cielo come
compagno di viaggio.
Barbara Bertolini©2016 Tutti i diritti riservati
Bibliografia:
*Fiorenza de Bernardi, India Kilo Alpha. Qui Fiorenza, forte e
chiaro!, LoGisma, 2008
Maria Vittoria Falori, Mario de Bernardi, Ed. Bizzarri, Roma
1976
Questa donna di ...appena 88 anni è davvero eccezionale, e tu, Barbara, riesci a farcela considerare come una di famiglia, anche se straordinaria, per la vita piena, intensa e lunga che può vantare. Penetrando negli angoli della sua esistenza e della sua famiglia altrettanto fuori dall'ordinario, il tuo racconto (tanto documentato) vivo e partecipe ci trasmette tutto il dinamismo e l'umanità di questo personaggio. Brava Barbara!
RispondiEliminaGrazie Rita, sei sempre un'attenta e sensibile lettrice. Fiorenza De Bernardi è una donna ancora piena di vita. Il personaggio mi ha affascinato davvero: avrei tanto voluta avere una vita come la sua!
RispondiEliminaGrazie Barbara e Grazie Rita del lungo racconto sulla mia vita! Spero potervi incontrare un giorno, quando siete a Roma mandatemi una email!!
RispondiEliminaSì, sarei proprio lieta di incontrare una persona eccezionale come te. La tua vita è stata semplicemente fantastica. Brava!, Barbara
RispondiEliminaBuonasera Sig.ra Fiorenza, spero di incontrarLa a Bracciano il prossimo sabato. Sarà per me un Onore oltre che un piacere...a presto
RispondiEliminaClaudio
Good shaare
RispondiElimina