(Sassari, 12.02.1886-San Remo, 31.03.1978), scienziata di fama internazionale
di Rita Frattolillo
Nata a Sassari in
una famiglia della buona borghesia, Eva (Giuliana Luigia Evelina Mameli, detta
Eva), cresce nei valori dello studio e dell’impegno. Già dal momento in cui
decide di frequentare il liceo statale di Cagliari, scuola all’epoca riservata
ai maschi, dimostra tempra e coraggio nel perseguire i propri ideali. Il suo
sogno, quello di essere una scienziata, obiettivo che raggiungerà sfidando le
convenzioni consolidate nella società italiana della prima metà del Novecento.
Oltre alla laurea in Matematica (Cagliari, 1905),
ottiene anche quella in Scienze naturali (1907), diventando la prima donna in
Italia a laurearsi in tale disciplina. Appassionata ricercatrice, dopo il
diploma presso la Scuola di Magistero, si abilita per la docenza in Scienze
naturali per le scuole normali, dove insegna per due anni. Dopo, ottiene la docenza di Scienze presso la
scuola normale di Foggia, ma chiede e ottiene il distaccamento presso il
Laboratorio crittogamico dell’Università di Pavia, città in cui la famiglia
Mameli si era trasferita dopo la morte del padre, il colonnello Giovanni
Battista.
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Eva, giovane studentessa universitaria |
A Pavia abita il fratello maggiore Efisio (1875-1957),
giovane docente universitario, che sarà tra i fondatori del Partito Sardo
d’Azione. Con lui Eva aveva fatto lunghe passeggiate nei boschi, accrescendo il
suo interesse per la natura. Sempre a Pavia, Eva ha l’opportunità di
frequentare il Laboratorio crittogamico di Giovanni Briosi (1846-1919), che si
occupa di piante “inferiori”, una branca piuttosto nuova in Italia. Le due borse di studio di perfezionamento che
vince le permettono di continuare l’attività di ricerca. Nel 1911 le viene
infatti assegnato il posto di assistente di Botanica, e, nel 1915, prima donna
in Italia, consegue la libera docenza in questa disciplina.
Un destino già segnato — ha
scritto L’unione sarda.it — in quel nome da regina dei fiori, da primatista
rivoluzionaria che scelse una vita scomoda, da perenne viaggiatrice e
indagatrice.
La sua fama scientifica oltrepassa i confini
nazionali, ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale non la coglie alle prese con
alambicchi e microscopi, perché si attiva come crocerossina e per le sue azioni
viene decorata.
Quando nel 1919 muore Briosi, il suo maestro, ed
Efisio torna in Sardegna per insegnare Chimica farmaceutica nell’Ateneo di
Cagliari, per Eva arriva la svolta: l’incontro, nel 1920, con l’agronomo Mario
Calvino (1875-1951), che lei aveva già conosciuto grazie a uno scambio
epistolare su questioni scientifiche. Sanremese di nascita, Mario nel 1908 si
era trasferito in Messico e poi a Cuba, a Santiago de Las Vegas, dove dal 1917
dirigeva una Stazione Agronomica sperimentale per la produzione di canna da
zucchero. Calvino cerca un valido collaboratore di Genetica Vegetale. Senza
alcuna incertezza, Eva accetta di diventare sua moglie (per procura) e di
vivere nel nuovo mondo, lontana dalla sua famiglia d’origine, lontana dal
fratello. La coppia inizia così un percorso comune in cui un posto di rilievo
spetta alla ricerca scientifica. A Cuba il 15 ottobre 1923 nasce il
primogenito, Italo Giovanni, ma nel 1925 la famiglia Calvino ritorna a San Remo
per realizzare la nascente Stazione sperimentale di floricoltura “Orazio
Raimondo”. Porta con sé in Italia, per la prima volta, palme, pompelmi e kiwi.
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Eva con il marito e il figlioletto Italo |
I coniugi acquistano Villa Meridiana, e il grande
giardino viene messo a disposizione della Stazione. Eva mette al mondo il secondo figlio,
Floriano (1927). Instancabile, oltre ad essere assistente e vicedirettrice
della Stazione, vince il concorso per la cattedra di Botanica presso l’Università
di Catania. Poco dopo vince anche quella presso l’Ateneo di Cagliari. Ē nominata “professore non stabile” e direttrice
dell’Orto botanico dell’Università degli Studi.
Quando sopraggiunge la seconda Guerra Mondiale, Eva ha
già abbandonato la carriera universitaria
per dedicarsi esclusivamente alla Stazione sperimentale.
Suo figlio Italo, nel racconto La strada di san
Giovanni (nel romanzo omonimo), dice di lei: «[…] non usciva mai dal giardino
etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di buganvillea, dallo
studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza
incertezze, ordinata, trasformava le passioni in doveri e ne viveva».
Mentre Italo e Floriano combattono sulle montagne
nella Resistenza, la scienziata e il marito offrono asilo ai partigiani e
nascondono diversi ebrei, motivo per cui Mario trascorre quaranta giorni in
prigione. Non solo, perché i fascisti obbligano Eva ad assistere a due
“fucilazioni simulate” del marito. Alla fine della guerra, riprende l’impegno
dei coniugi nella divulgazione scientifica, e, alla scomparsa di Mario, nel
1951, la direzione della Stazione passa per otto anni a Eva, che negli ultimi
anni continua a combattere contro la speculazione edilizia nel ponente ligure.
Ottiene i giusti riconoscimenti dal mondo scientifico internazionale, e si
moltiplicano pure gli studi sulla vita e sulle ricerche di questa pioniera che
aveva condotto un’esistenza scomoda pur di perseguire i suoi obiettivi. Muore a
92 anni a San Remo.
«Mia madre era una donna molto severa, austera, rigida
nelle sue idee tanto sulle piccole che sulle grandi cose […] L’unico modo per
un figlio per non essere schiacciato da personalità così forti era opporre un
sistema di difese. Il che comporta anche delle perdite: tutto il sapere che
potrebbe essere trasmesso dai genitori ai figli viene in parte perduto». Sono
parole di Italo, che, iscrivendosi a lettere, aveva di fatto rifiutato di
proseguire la tradizione familiare. Infatti scrive:
«Sono figlio di scienziati: mio padre era un agronomo,
mia madre una botanica; entrambi professori universitari. Tra i miei familiari
solo gli studi scientifici erano in onore; un mio zio materno era un chimico,
professore universitario, sposato a una chimica (anzi ha avuto due zii chimici
sposati a due zie chimiche); mio fratello è un geologo, professore
universitario. Io sono la pecora nera, l’unico letterato della famiglia».
Nel volume
Album Calvino troviamo questa annotazione: «Di lei [Eva Mameli] si ricorda che
parlava un italiano di grande precisione ed esattezza, immune dall’approssimazione
linguistica, grammaticale e sintattica che fatalmente accompagna la
comunicazione orale: e anche questo è un dettaglio importante per spiegare
l’economicità espressiva del figlio, il suo rifiuto di quanto è inesatto,
opaco, sfuocato».
Per fortuna, alla morte di Eva, i figli nel vendere la
villa hanno ben pensato di donare il materiale e gli studi materni alla
biblioteca civica di Sanremo, documenti preziosi che hanno aiutato i biografi a
ricostruire la storia di una delle scienziate più importanti del primo
Novecento italiano.
Eva Mameli Calvino aveva iniziato a pubblicare nel
1906, occupandosi di lichenologia, micologia e fisiologia vegetale, poi di
genetica applicata alle piante ornamentali, fitopatologia e floricoltura. Un
complesso di circa duecento opere.
Nel 1930 aveva fondato assieme al marito la Società
italiana amici dei fiori e la rivista “Il Giardino Fiorito”, e con lui la
dirige dal 1931 al 1947.
Ē del
1972 il Dizionario etimologico dei nomi generici e specifici delle piante da
fiore e ornamentali, opera unica tra i testi di botanica del Ventesimo secolo.
Fonti, risorse bibliografiche, siti:
Accati Elena, Fiori in famiglia. Storia e storie di
Eva Mameli Calvino, Donne nella scienza, Editoriale Scienza 2011;
Baranelli L.e Ernesto Ferrero (a cura di), Album
Calvino, Mondadori, Milano 2003;
Dröscher Ariane, Mameli Calvino Eva Giuliana, voce on
line in Scienza a due voci. Le donne nella scienza italiana dal Settecento al
Novecento, dizionario delle scienziate italiane dell'Università di Bologna;
Forneris P.- L. Marchi, Il giardino segreto dei
Calvino. Immagini dall'album di famiglia tra Cuba e Sanremo, De Ferrari, Genova
2004;
Lobina Raimonda,
http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/eva-mameli-calvino/
Macellari Elena, Eva Mameli Calvino, collana Le
farfalle, Ali&no Editrice, Perugia 2010;
Macellari Elena, Botaniche italiane: scienziate,
naturaliste, appassionate, Temi editrice, 2015;
Mameli Calvino Eva, Mario Calvino, 250 quesiti di
giardinaggio risolti, Introduzione di Tito Schiva, collana Virgola, Donzelli.
Roma 2011;
Migliore L., Mameli, Giuliana Eva, voce (online) in
Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma
2007;
Pizzetti Ippolito, Libereso, il giardiniere di
Calvino, Muzzio, 2009;
Strickland Elisabetta, Scienziate d'Italia. Diciannove
vite per la ricerca, Donzelli, Roma 2011.
Rita Frattolillo 2020©Tutti i diritti riservati
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