Due giornaliste, con alle spalle 20 anni di ricerche biografiche, hanno deciso di concentrarsi sul variegato mondo femminile, così poco studiato fino a non molto tempo fa e che la storia ha spesso relegato nel dimenticatoio...
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venerdì 28 aprile 2017

Elena Lucrezia CORNARO PISCOPIA

(Venezia 5 giugno 1646 – Padova 26 luglio 1684), erudita, ricordata come la prima donna laureata al mondo


di Rita Frattolillo


L’unico ritratto di lei che conosciamo la mostra con  il manto di ermellino, simbolo della dignità dottorale. Oggi  fa effetto, abituati come siamo alla corona d’alloro che esibiscono i neolaureati, se non sappiamo che  quel ritratto risale a diversi secoli fa e raffigura la prima donna al mondo ad essere laureata e a potersi fregiare del titolo di Doctor.  E’ il 25 giugno 1678 quando, a Padova, ha luogo l’esame per il conferimento del Dottorato in Filosofia a Elena Lucrezia Scolastica Cornaro Piscopia, che alla fine della discussione  è proclamata per acclamazione «magistra et doctrix in philosophia».

lunedì 8 settembre 2014

Lucrezia BORGIA


Lucrezia Borgia, affresco del Pinturicchio
di Rita Frattolillo

(Subiaco, 18.4. 1480- Ferrara, 24.6. 1519), nobildonna rinascimentale, signora di Ferrara; figlia di Rodrigo Borgia, eletto poi papa con il nome di Alessandro VI

Lo ammetto:  avevo deciso di non occuparmene. Per una serie di motivi, primo tra tutti il fatto che per lei, donna sicuramente affascinante, si sono consumati i classici fiumi d’inchiostro; per secoli, la sua figura, su cui era stato cucito il cliché della donna prototipo di ogni nefandezza, dall’incesto alla giostra di mariti, amanti e morti avvelenati per sua mano, ha riempito la testa e la penna di romanzieri, musicisti, cineasti e persino fumettisti, tramandandoci il mito dell’eroina negativa.

Un mito che ha resistito come una condanna senz’appello malgrado tutti i documenti, le testimonianze contrarie, che parlavano di una donna coraggiosa, scaltra, che si è saputa districare in un mondo gestito da uomini dominatori.
Pressoché interminabile l’elenco di autori che -  calcando a piacimento  la mano sugli aspetti osé - l’hanno scelta come protagonista, tra cui Hugo e Dumas padre, poi,  Grillandi, Montalbàn, Puzo.

domenica 8 giugno 2014

Lina PIETRAVALLE

di Rita Frattolillo

(Fasano di Brindisi, 11.4. 1887 – Napoli, 19.4.1956), scrittrice  


Figlia di due cugini, Michele e Maria, Lina Pietravalle  nasce a Fasano di Brindisi, dove il padre aveva avuto una condotta medica.
 La bambina, che è la primogenita, cresce con le sorelline Esther, Letizia, Livia, Maria Carolina (detta Carla) e il fratellino Paolo in un ambiente della colta e ricca borghesia molisana. La famiglia, nel 1894, si trasferisce a Pinerolo, e poi a Torino.
Qui,  Lina entra nel Collegio “Villa Regina”,  dove, indole ribelle, si sente “deportata”, come scriverà in seguito. Fatica ad adattarsi all’ambiente austero e bigotto del collegio, dove, tra l’altro, odia mangiare la  polenta, che  diventa presto  un incubo perché gliela presentano a tavola in tutti i modi: affogata nella “bagna di pomodoro” il lunedì, dorata e fritta il venerdì, e poi il sabato, con burro e latte.

domenica 18 maggio 2014

Sandrine SALERNO

di Barbara Bertolini

(Ginevra, Svizzera 1971), politica svizzera, per due volte sindaca di Ginevra

Donna protagonista del suo tempo, Sandrine Salerno rispecchia in modo esemplare questa espressione, poiché gli aggettivi più usati dai giornalisti per designarla sono: determinata, combattente,  provocatoria, innovatrice.

Figlia di un emigrato siciliano di Catania  e di una francese, sposati in quel ”melting pot” che è la città di Ginevra, una delle più internazionalizzate d’Europa, la ragazza è cresciuta a contatto con un mondo variegato, che accosta eccessi di grande ricchezza e  contesti di marginalizzazione, in particolare quella dell’emigrazione.
Saranno queste diseguaglianze a darle una spinta importante per il suo futuro impegno politico.

venerdì 25 aprile 2014

Titina MASELLI


di Rita Frattolillo

(Roma, 11 aprile 1924 – Roma 22 febbraio 2005), pittrice

Titina nasce a Roma dalla famiglia molisana Maselli. Una famiglia nota nel paese molisano di Pescolanciano e nei dintorni per la sincera fede socialista, messa in pratica alleviando i disagi dei compaesani bisognosi con generosità e larghezza. Il nonno di Titina, medico, aveva lasciato nella popolazione un  ricordo particolarmente vivo per essere stato un grande benefattore. Ogni estate la famiglia Maselli, composta dal padre Ercole, critico d’arte, dalla moglie Elena, dal secondo figlio, Francesco (nato nel 1929, chiamato Citto), pur vivendo stabilmente a Roma, non mancava di tornare a Pescolanciano. Dall’alto del paese, aggrappato a un grande masso che sostiene la mole grigiastra del castello, l’antica torre, e le vestigia di una fortificazione sannitica, alla piccola Titina piaceva godere con il padre lo spettacolo dell’ampio  panorama verdeggiante dominato da una parte della valle del fiume Trigno e del tratturo che collega Castel di Sangro a Lucera. Padre e figlia immergevano lo sguardo tra i boschetti sparsi  e  le case seminascoste dalla folta vegetazione.

Il ritmo tranquillo delle giornate passate in quel paese dell’isernino  era completamente diverso dalla loro vita romana. La casa di via Sardegna era infatti un salotto esclusivo, frequentato da Massimo Bontempelli, Corrado Alvaro, Paolo Monelli, Alberto Savinio, dai Cecchi. Alberto Moravia e la moglie Elsa Morante sono degli habitués, come Renato Guttuso  e Renzo Vespignani. Quando  la zia Olimpia sposa uno dei figli di Luigi Pirandello, padrino di battesimo di Citto, il cenacolo si allarga ancora, includendo anche i “nuovi” cugini.

giovedì 17 aprile 2014

Ninetta IONATA


di Barbara Bertolini

(Guglionesi, Molise 1887 – S. Paolo del Brasile 1976), missionaria, Madre superiora


Gli acciacchi si fanno sentire e Madre Ninetta, che ha superato gli ottant’anni già da un pezzo, con il piglio risoluto che l’ha sempre contraddistinta, cerca di scacciarli,  ignorandoli. Certo, riconosce di essere stata dotata dal Signore di forte fibra, che le ha permesso di incamminarsi su un sentiero arduo, faticoso,  ma pieno di grandi soddisfazioni. 


Ne è passato di tempo da quando, giovane suora, il Santo Padre le chiese se si sentiva pronta per una missione caritatevole dall’altra parte dell’Oceano e lei rispose: «Se io vengo mandata, farò la volontà di Dio».

Non può far a meno, ora, di ripercorrere il lungo cammino della sua esistenza che l’ha condotta da Guglionesi, un piccolo paese affacciato sull’Adriatico, in varie regioni italiane, poi nelle Americhe e, infine, in tutto il mondo, per portare avanti l’opera intrapresa da Santa Lucia Filippini.

Non rammenta nemmeno con esattezza tutte le scuole che ha aperto in tre continenti.  Ma i ricordi dell’infanzia, quelli sì, ora che ha tempo di pensare, rivivono con nitidezza nella sua mente. 

sabato 22 marzo 2014

Costanza di CHIAROMONTE o CHIARAMONTE


di Barbara Bertolini

(Sicilia 1377 circa– Riccia, Molise 1424?), regina di Napoli ripudiata

Le parole del conte suo padre la lasciano meravigliata e confusa. Per la prima volta nei suoi nove anni di vita, l’ha fatta chiamare nella grande sala delle cerimonie del sontuoso palazzo palermitano, al cospetto di tutta la famiglia, per annunciarle la lieta novella: sarà regina, regina di Napoli.  Una girandola di pensieri si accavallano nella sua mente. Cosa vuol dire? Deve piangere? Essere contenta?  Anche i fratelli, Andrea e Filippo, in genere così avari di complimenti, l’abbracciano felici, augurandole numerosa prole. Per Manfredi III di Chiaromonte, conte di Modica e di Malta, ammiraglio e vicario generale del Regno di Trinacria, è stato un grande onore ricevere la richiesta di matrimonio da parte del 12enne Ladislao d’Angiò Durazzo,  che il 7 marzo del 1387,  dopo la morte del padre Carlo III, è diventato re di Napoli. La regina madre Margherita, che fa le veci del figlio, aspettando la sua maggiore età, e che conosce le fortune del Conte di Modica signore di gran parte della Sicilia, ha, infatti, mandato gli ambasciatori a Palermo a trattare il matrimonio tra la bella Costanza e il figlioletto Ladislao per cercare di salvare, con i soldi della dote, il suo traballante trono. Il  siciliano, discendente come i Durazzo dalla stirpe capetingia dei re di Francia, ha acconsentito, anche perché spera con questa alleanza di avere l’appoggio dell’armata durazziana per conquistare successivamente tutta la Sicilia.

venerdì 14 marzo 2014

Suor Giulia DI MARCO

Napoli nel '600
di Rita Frattolillo

(Sepino, Molise verso il 1574/75 – Roma ?) Congrega sessuale nella Napoli del ‘600


Donna dalla mente diabolica o vittima di un castello di menzogne? Questo personaggio femminile vissuto nel lontano 1600, per definire il quale  sono stati usati e abusati aggettivi come “boccaccesco, machiavellico”, è approdato nientemeno che nell’enciclopedia Treccani e gira su internet tra le “pulcinellate” napoletane. Eppure la sua vicenda ingarbugliata è raccontata da un’unica fonte, coeva ma di penna teatina ignota, fatto che lascia avanzare legittimi dubbi sulla sua attendibilità, sull’effettiva oggettività storica del documento, che, in ogni caso, avrebbe dovuto essere studiato con la massima cautela e le maggiori riserve.  Si tratta della Istoria di suor Giulia Di Marco e della falsa dottrina insegnata da lei, dal padre Aniello Arciero, e da Giuseppe De Vicariis, resoconto, come s’è detto, di un teatino, e di cui si conoscono diverse varianti (con minime differenze). Purtroppo, però, i teatini, per i motivi che vedremo, erano nemici giurati di Giulia, e furono probabilmente loro i maggiori responsabili della disgrazia della “santona”.

 Tra coloro che si sono occupati di questa torbida storia, ci piace menzionare, per le opposte opinioni, Benedetto Croce, secondo cui quella di Giulia fu una vicenda di eresia, e l’erudito napoletano Francesco Nicolini. Quest’ultimo parlò invece di una “spudorata ciarlataneria”, talmente grave da arrivare a giustificare ai suoi occhi la prigionia perpetua che colpì la donna, che viene definita con l’espressione fortemente dispregiativa di “scortum vetus”.

domenica 9 marzo 2014

Francesca CORSI

di Barbara Bertolini
(Port Arthur, Texas, USA 1934 – New York 2003), arpista


La storia dell’arpista Francesca Corsi ne racchiude, in effetti, due: la sua e quella di suo padre Michele, emigrato in America dal Molise: due storie molto interessanti. Ed è di queste che  voglio raccontarvi.
Michele, padre di Francesca, nasce a Casacalenda all’inizio del ‘900 ed emigra con la propria famiglia in America all’età di 13 anni. L’attraversata dell’Atlantico lascia un segno indelebile nel giovane molisano: anche lui vuole diventare navigante. E per realizzare questo sogno lavora e studia duro. Riesce, infatti, a riscattare la sua condizione di miseria diventando capitano di una nave. Durante la Seconda guerra mondiale la sua imbarcazione è silurata dai giapponesi nel Pacifico del Sud. Riesce a sopravvivere per dodici giorni  aggrappato ad un rottame prima di essere tratto in salvo. L’unica cosa che gli rimane in mano del suo bastimento, prima di finire in acqua, è il sestante. Oggetto simbolo del suo riscatto sociale e che sarà poi il portafortuna di questo marinaio dal carattere gioviale e “sciupafemmine”,  che porterà sempre con sé, anche nella tomba (lo chiede espressamente nel testamento). 

venerdì 7 marzo 2014

Maria d'ARAGONA

di Barbara Bertolini

(Toscana 1874 – Torre di Lago Puiccini 1944) scrittrice, giornalista


In un pittoresco paesino del Molise abbiamo documentato una delle più belle storia d’amore sbocciata tra un giovane e geniale giornalista e una nobildonna toscana.
Florindo Scasserra, nato a Roccamandolfi nel 1881, a soli 18 anni pubblica il suo primo lavoro letterario, L’uomo conosce l’uomo. Due anni dopo, nel suo paese natale, fonda e dirige “Italia Moderna”, rivista quindicinale letteraria, artistica, scientifica. Per il suo giornale, l’audace giovane riesce ad ottenere la collaborazione di personaggi illustri, che apprezzano le idee del molisano. Infatti, collaborano al giornale non solo letterati quali Antonio Fogazzaro, Francesco d’Ovidio, Baldassarre Labanca, Edmondo de Amicis, ma anche tante scrittrici in auge allora come Clelia André, Diana Toledo, Gemma Giovannini ecc...

Ed è proprio sulle pagine di questa rivista che nasce l’ammirazione, poi l’amore tra due menti elevate: Florindo e Maria d’Aragona che finiscono per innamorarsi perdutamente solo attraverso la scrittura.
L'affascinante Florindo Scasserra

Nel numero del 20 dicembre del 1900, che trovo alla Biblioteca “Albino” di Campobasso, Florindo, nella rubrica “Posta” fa varie richieste ai suoi collaboratori e, in ultimo, sollecita la sconosciuta Maria a rispondere alla sua lettera. Questo fatto mi indica che a quella data i due hanno rapporti di sola collaborazione.
Maria d’Aragona, nata nel 1874, aveva sette anni in più di Florindo. Essa era discendente della nobile famiglia toscana dei Gherardi-Piccolomini ed aveva vissuto in Toscana un’infanzia e una gioventù dorate fino al tracollo finanziario della sua famiglia.