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| Napoli nel '600 |
di Rita Frattolillo
(Sepino, Molise verso
il 1574/75 – Roma ?) Congrega sessuale nella Napoli del ‘600
Donna dalla mente diabolica o vittima di
un castello di menzogne? Questo personaggio femminile vissuto nel lontano 1600,
per definire il quale sono stati usati e
abusati aggettivi come “boccaccesco, machiavellico”, è approdato nientemeno che
nell’enciclopedia Treccani e gira su internet tra le “pulcinellate” napoletane.
Eppure la sua vicenda ingarbugliata è raccontata da un’unica fonte, coeva ma di
penna teatina ignota, fatto che lascia avanzare legittimi dubbi sulla sua
attendibilità, sull’effettiva oggettività storica del documento, che, in ogni
caso, avrebbe dovuto essere studiato con la massima cautela e le maggiori riserve.
Si tratta della Istoria di suor Giulia Di Marco e della falsa dottrina insegnata da
lei, dal padre Aniello Arciero, e da Giuseppe De Vicariis, resoconto, come
s’è detto, di un teatino, e di cui si conoscono diverse varianti (con minime
differenze). Purtroppo, però, i teatini, per i motivi che vedremo, erano nemici
giurati di Giulia, e furono probabilmente loro i maggiori responsabili della
disgrazia della “santona”.
Tra coloro che si sono occupati di questa
torbida storia, ci piace menzionare, per le opposte opinioni, Benedetto Croce, secondo
cui quella di Giulia fu una vicenda di eresia, e l’erudito napoletano Francesco
Nicolini. Quest’ultimo parlò invece di una “spudorata ciarlataneria”, talmente
grave da arrivare a giustificare ai suoi occhi la prigionia perpetua che colpì
la donna, che viene definita con l’espressione fortemente dispregiativa di “scortum
vetus”.
